vetrina dossier 1 2019
a cura di Andrea Dessardo, a cura di Paolo Trionfini

Il futuro: tra promesse e illusioni

Riflettevamo sul n. 4 del 2018 di «Dialoghi» intorno alla tentazione prometeica di Farsi Dio, di superare la fragilità intrinseca dell’umano, scomporlo e ricomporlo per adulterarlo, ripensarlo in forme diverse da quelle dateci da Dio, allargare il perimetro del nostro limite «umano, troppo umano». Ma proprio Nietzsche, probabilmente l’interprete più emblematico della crisi spirituale del Novecento, ci ricorda che Dio è morto e che l’abbiamo ucciso noi.

Editoriale

Ricordo dunque sono

di Pina De Simone

Che posto ha nell’esperienza umana la memoria? Se consideriamo il modo di vivere diffuso ai nostri giorni, sembra di poter dire che oscilliamo paurosamente tra un ricordo che si fa rancore o nostalgia e un presentismo senza respiro e senza orizzonte. Immersi nel tempo, ne subiamo il peso, oppure pretendiamo di afferrarlo per fermarne il corso, azzerarne il divenire.

Una dilagante assenza di memoria

Eppure il tempo ci attraversa, ci plasma. Quanto accade intorno a noi non ci lascia indifferenti ed è dentro il tempo che diveniamo ciò che siamo. Un tempo fatto di relazioni, come tutto ciò che appartiene all’umano. Sono queste relazioni che, in fondo, ci spaventano. La relazione al passato da cui veniamo, e la relazione a un futuro, che non ancora vediamo, ma verso cui ci avvertiamo protesi. Gestire queste relazioni, prenderne coscienza, non è affatto semplice. Non lo è nella propria vita personale, e meno che mai nella vita comune. Molto più semplice è pensare...

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