Pensare e generare un mondo aperto

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La transizione ecologica è più che una possibilità. È un processo in atto, non rinviabile, che assume la complessità come orizzonte e orienta gli sforzi a livello personale e istituzionale. Il Dossier intende essere un contributo alla discussione sulle sfide di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile; nella convinzione che il magistero di Francesco è un formidabile propulsore di trasformazione dei sistemi sociali e relazionali al fine di «pensare e generare un mondo aperto».

La persistenza degli effetti connessi alla pandemia a livello nazionale e globale, legati in gran parte alla riduzione della mobilità, al contenimento sociale e alla gestione dell’emergenza sanitaria, hanno provocato un ridimensionamento di molte branche di attività economica, fatto riemergere il ruolo e l’importanza dell’intervento pubblico degli Stati e di una gestione lungimirante delle politiche di spesa, messo in allarme sulla potenzialità di nuove forme di disuguaglianza non solo economica ma anche sociale e sanitaria, segnato un punto di non ritorno sulla necessità di forte discontinuità nelle politiche ambientali e nella gestione del cambiamento climatico.
La sostenibilità ambientale e sociale, sintetizzata dalla visione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, è diventata ancora più attuale, così come si rivelano decisive le strategie e le misure di revisione delle politiche europee inaugurate con il Green Deal annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Si tratta di un processo complesso, articolato e non scontato, che richiede una profonda revisione non solo della visione e dell’architettura delle politiche comunitarie, ma ancor prima una definitiva archiviazione di un paradigma di politica fiscale e di bilancio pubblico che ha governato brandendo minacciosamente le politiche di rigore ed austerità come unica soluzione per il rilancio dell’economia attraverso il risanamento dei conti pubblici.
Tutto ciò richiede un pensiero politico capace di coniugarsi al futuro, non rassegnandosi alle disuguaglianze, cresciute in modo preoccupante nei primi anni di questo secolo, dando forma ad una globalizzazione iniqua che ha penalizzato persone, comunità, territori, culture locali.
Una sfida che è sul piano ambientale, ma che deve essere governata anche dal punto di vista tecnologico attraverso la promozione di una cittadinanza digitale: una significativa quota degli investimenti previsti dal Next Generation EU (NGEU) sono destinati all’innovazione digitale delle pubbliche amministrazioni, dei processi e alle infrastrutture necessarie anche per realizzare un risparmio energetico. L’obiettivo della sostenibilità, sempre presente nei documenti di programmazione comunitari, oggi assume un ruolo di traino e di spinta verso una profonda trasformazione della struttura produttiva dei paesi membri e non solo.
Il piano di investimenti posto in essere con NGEU ed altri importanti strumenti finanziari potrà sostenere una transizione ecologica che dovrà essere anche equa, come ricorda Floriana Cerniglia nel suo contributo, superando il paradigma del “nuovo consenso”, per affrontare adeguatamente la crisi dovuta alla pandemia. La dimensione finanziaria degli interventi e l’ampiezza dello spettro delle priorità e degli obiettivi che definiscono la strategia hanno subito generato un diffuso entusiasmo tra gli operatori economici e le forze sociali, per le possibilità che tali strumenti finanziari (ma non solo) potranno attivare sul piano della trasformazione tecnologica e produttiva.
L’economia verde (green) si riferisce ad uno spettro ampio di attività e settori, ma soprattutto ad una serie di tecnologie trasversali volte a ripensare complessivamente la riduzione della pressione ambientale, ma promuovendo contemporaneamente nuovi ambiti di occupazione e di creazione del valore. Essa riguarda sia il tema dell’efficientamento energetico quanto quello della tutela e promozione della biodiversità, della riduzione dei rifiuti e degli sprechi (particolarmente quelli agricoli e agroalimentari), del controllo dell’inquinamento industriale e relativa mitigazione del cambiamento climatico. Il tema energetico è cruciale per la transizione ecologica, come evidenzia Luigi Fusco Girard nel suo articolo, esso è infatti connesso al processo di decarbonizzazione e all’investimento nelle fonti rinnovabili, così come nella incentivazione di metodi e forme di organizzazione della produzione basati sullo schema circolare. Una sfida che riguarda particolarmente le città, viste come nodi di una vasta rete globale al crocevia di flussi di mobilità destinati rapidamente a modificarsi nei prossimi anni, e la cui riformulazione simmetrica potrebbe contribuire ad un processo di rilocalizzazione e di riconfigurazione su scala locale di molte attività produttive, soprattutto ad elevato valore aggiunto.
Si profila lo spazio per un nuovo modello di globalizzazione, più sostenibile, meno iniqua nella distribuzione di benefici e costi ambientali e sociali e più inclusiva, guidata da comunità locali non chiuse ma aperte, che non rivendicano un’autonomia sovranista, ma che promuovono una diffusa responsabilità sociale: il «terzo pilastro». Accanto alle scelte delle istituzioni e anche della finanza, come sostiene Gianni Silvestrini nel suo articolo, appare rilevante il contributo al cambiamento che viene da associazioni e movimenti che possono concorrere a promuovere la transizione ecologica, soprattutto attraverso un impegno educativo e civico verso i nuovi stili di vita. E ulteriormente rilevante appare, come sottolinea Franco Miano, la necessità di un diffuso senso di responsabilità e di umiltà e di una presa di coscienza da parte di tutti della portata dei problemi in campo per far crescere cambiamenti della mentalità e della cultura e fare argine alla pervasività dei poteri economico-politici.
In questa prospettiva trova posto il grande progetto della fraternità, indicato da papa Francesco con grande lungimiranza come matrice generativa di un diverso ordine mondiale, di una politica “migliore”, che ha la meglio sulla finanza corto-termista e sull’economia estrattiva e di istituzioni capaci di governare insieme ai cittadini nella prospettiva di una nuova generatività sociale.
Il mondo «esiste per tutti» (Ft, 118), la sua custodia e cura ridefiniscono il perimetro del bene comune e dell’impegno civile e politico e lo commisurano all’inclusione e alla giustizia sociale (Ls, 225) assegnando così alla politica un rinnovato ruolo prioritario.
In tal senso si è sintonizzato il percorso verso la 49a Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Taranto, il cui obiettivo è proprio di offrire come credenti un contributo sia sul piano della elaborazione progettuale che su quello dell’animazione culturale e sociale dei territori.
Una preziosa occasione da non sciupare per attivare e condurre con decisione quella trasformazione di paradigma da tempo auspicata da molte persone e comunità, a partire dal vasto movimento giovanile che è stato attivato da papa Francesco per innescare un processo di profondo cambiamento culturale e sociale nel modo di pensare e di organizzare l’economia.
Proprio da Assisi, cuore del francescanesimo e di uno stile armonioso e generativo di cura di tutte le relazioni tra le persone e il Creato, arriva quell’invito ad ascoltare il «grido dei poveri insieme a quello della Terra», come sottolinea nel suo contributo Gaël Giraud, ricordando come la forza della transizione ecologica, in quanto grande e ampio processo di cambiamento sociale, si alimenta da una profonda e autentica conversione ecologica.
La transizione ecologica è pertanto più che una possibilità. È un processo in atto che assume la complessità come orizzonte e sfugge pertanto a ricette semplici e a portata di mano, per disvelare invece la prospettiva di una conversione ecologica che orienta gli sforzi a livello personale e istituzionale: ne discutono vivacemente nel forum Francesca Di Maolo, Vittorio Cogliati Dezza ed Ermete Realacci. Partendo da punti di vista differenti che, però, si incrociano in percorsi di impegno sociale e civico tra loro molto sintonizzati, tutti e tre riconoscono nel magistero di Francesco un formidabile propulsore di tale spinta alla trasformazione in senso più solidale e fraterno dei sistemi sociali e relazionali.