Il pianeta che speriamo. L’Instrumentum laboris della 49a Settimana sociale

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Una carta di navigazione per porsi domande, individuare risposte, orientarsi, tracciare le rotte lungo le quali impegnarsi in stile sinodale per contribuire a disegnare e costruire il pianeta che speriamo, puntando sulla generatività sociale

Sono quattordici le “domande per il lavoro comune” che concludono un breve ma articolato testo che possiamo considerare la “carta di navigazione” della 49a Settimana sociale dei cattolici dedicata al grande tema di questa epoca: Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso. È il cosiddetto Instrumentum laboris, che offre con convinzione non poche traiettorie per vivere al meglio questo tempo di crisi sanitaria sospeso e di passaggio e renderlo «costruttivo e generativo», mentre ci si prepara alle giornate finali che si terranno emblematicamente a Taranto, dal 21 al 24 ottobre 2021.
Le quattordici domande sono il segno dello stile concreto e risoluto con il quale si intende coinvolgere, anzi “mobilitare” le singole persone, le famiglie, le associazioni e i movimenti, i lavoratori (imprenditori, lavoratori, dirigenti), insegnanti, educatori e naturalmente i decisori politici e istituzionali. Non un percorso “verso un convegno”, ma un “cammino sinodale” – personale e comunitario – per contribuire a realizzare le cinque grandi transizioni tra-loro-connesse e che ci rendono come mai prima tutti-connessi. Perché sono fenomeni complessi e correlati quelle transizioni che, senza fare differenze, attraversano le nostre esistenze: quella socio-sanitaria, quella energetico-ambientale, quella digitale, quella del lavoro, quella demografica. Che non possono trovarci spettatori, né asettici destinatari, ma in modi e forme diverse protagonisti quanto più possibile consapevoli, responsabili e creativi. Con una convinta e tenace voglia di fare e di cambiare. Chiamando alla condivisione, al lavoro comune i principali “portatori di interesse” di questa penta-transizione: gli adolescenti, i giovani, i giovani adulti. E quindi incrociando le analisi e le proposte, confrontandosi con il Next generation EU e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, da molte settimane oggetto di discussioni e polemiche, ancora in via di definizione mentre scriviamo e ancora troppo poco conosciuto nel suo iter di elaborazione da noi italiani. Il tema della 49a edizione della Settimana sociale dei cattolici italiani è stato pensato prima dello scoppio della pandemia, in sostanziale continuità con la precedente edizione dedicata al lavoro.
Il lavoro che vogliamo di Cagliari è divenuto Il pianeta che speriamo di Taranto. Allargando lo sguardo, il comitato ha voluto mettere a fuoco quel dramma che non ha vaccini, ovvero il cambiamento climatico, e quel separatore di vite che sono le disuguaglianze crescenti già prima della epidemia da coronavirus e che ruotano attorno al lavoro, ma non si esauriscono nel lavoro. Abbiamo appreso, grazie alle analisi, all’ascolto, all’osservazione che hanno preceduto e seguito le giornate comuni della Settimana sociale a Cagliari nel 2017, la crucialità della questione lavoro.
Per chi ce l’ha, per chi non ce l’ha ancora o non ce l’ha più. L’interpretazione del lavoro come momento esistenziale decisivo, che conferisce senso e dignità al vivere e che prosegue l’opera creatrice, ha consentito di assemblare i momenti della denuncia, dell’ascolto, del racconto, della proposta (anche normativa, oltre che culturale), cogliendone la complessità e l’urgenza determinate anche dalle trasformazioni tecnologiche e dalla sempre più forte connessione o interdipendenza. E la dimensione della connessione, della visione sistemica, o dell’ecologia integrale è il paradigma distintivo dell’approccio dell’Instrumentum laboris di questa 49a edizione.

 
1. I volti feriti e il mondo dopo il coronavirus
L’incipit dell’Instrumentum evoca lo smarrimento nel quale ci siamo ritrovati un anno fa e che ancora non ci ha lasciati. Le crisi della salute del pianeta e delle persone che lo abitano si sono fuse in modo inimmaginabile. «Mai come in questa circostanza, abbiamo potuto scoprire di essere davvero tutti connessi, accomunati da una sofferenza, da un destino comune e dall’incertezza».
Lo sviluppo senza scrupoli, senza cura della casa comune è divenuto un contro-sviluppo. Con la Natura non si negozia, abbiamo imparato anche questo. E allora «il cammino di preparazione verso le prossime Settimane sociali è volto alla ricerca di risposte adeguate alle grandi sfide del nostro tempo».
Il cammino verso e dopo Taranto si snoda con tre testi sottobraccio: la Laudato si’, la Fratelli tutti e l’esortazione apostolica Querida Amazonia. Da essi scaturisce l’originalità della risposta e della proposta cristiana a quelle grandi sfide.
 
2. La Laudato si’ e la sapienza della Creazione: profezia di un nuovo cielo e di una nuova terra
L’ecologia integrale della Laudato si’ indica una direzione capace di illuminare i diversi aspetti della crisi antropologica contemporanea, componendo aspetti spesso presentati in maniera frammentaria o addirittura conflittuale: sviluppo contro sostenibilità, crisi ambientale contro crisi sociale, globale contro locale» (n. 5).
 
3. Ecologia integrale
Non abbiamo carta bianca, ha detto nell’agosto 2020 papa Francesco nel corso della catechesi sul tema Guarire il mondo: «Dio ci ha chiesto di dominare la terra in suo nome, coltivandola e curandola come un giardino, il giardino di tutti. “Mentre ‘coltivare’ significa arare o lavorare [...], ‘custodire’ vuol dire proteggere [e] preservare” (Ls, 67)».
Non si tratta di disprezzare il nostro tempo e le tante realizzazioni che porta con sé. «I 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dall’ONU costituiscono un terreno comune da cui sviluppare un dialogo fruttuoso nella direzione indicata anche nella Fratelli tutti ». La questione ecologica è una questione spirituale. «Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo che abbracci anche la cura della casa comune» (n. 17).
 
4. Nodi da sciogliere
Diversi sono i nodi da sciogliere indicati. Tra essi lo stretto legame tra questione ecologica e senso di giustizia che «guarda al problema cominciando dai più poveri; tra degrado ambientale, cambiamenti climatici e flussi migratori; tra ambiente, lavoro e salute» (nn. 23 e 24).
La generatività sociale viene definita «bussola per costruire un modello di sviluppo più umano» i cui criteri irrinunciabili sono: «la pluralità delle forme organizzative, l’investimento sulla formazione, l’autonomia decisionale e la responsabilità personale» (n. 25).
 
5. Visioni di futuro: verso la transizione ecologica
Le strategie e le politiche soprattutto dell’Unione europea sono di grande rilevanza. Ma occorre evitare che vi sia un approccio solo tecnocratico e monodimensionale: «Senza un cambiamento profondo degli stili di vita individuali e senza la creazione di consuetudini e norme sociali virtuose definite dalla somma di tanti comportamenti individuali nella stessa direzione persino norme giuridiche che muovono nella direzione giusta saranno inefficaci» (n. 28). La pandemia e il piano Next generation EU rappresentano «un’occasione unica per accelerare in positivo il cambiamento del paradigma economico basato sulla convinzione che ci si salva solo insieme» (n. 29).
E forte è anche il richiamo alla logica della sussidiarietà per contrastare «tutte le forme di monopolizzazione del potere, comprese quelle statuali». «Le istituzioni hanno una grande responsabilità nel promuovere le condizioni più favorevoli affinché l’insieme delle forze sociali ed economiche sia coinvolto nel partecipare e nel contribuire a cambiare il modello di sviluppo» (n. 29). Considerazioni che valgono anche per la finanza. «In particolare, la normativa bancaria europea dovrebbe prendere maggiormente in considerazione e valorizzare il ruolo delle banche di comunità e cooperative, la cui proprietà è ancora nelle mani dei cittadini e non di fondi esteri: anche per tale ragione sono soggetti interessati alla “vita dei luoghi” dove l’ecologia integrale prende concretamente forma» (n. 30). Rilevante anche la riflessione sul progresso e sul rischio di divario digitale, sull’evoluzione delle modalità di lavoro (smart working), ma soprattutto la centralità del lavoro da riqualificare con una formazione continua.
E quindi i quattro pilastri di un’economia nel segno dell’ecologia integrale: a) l’investimento sulle persone e sulla qualità del capitale sociale; b) le politiche che favoriscono l’efficientamento energetico di aspetti fondamentali del nostro vivere sociale; c) digitalizzazione e dematerializzazione; d) economia circolare e bio-economia (n. 36).
 
6. Partire dalle buone pratiche nella prospettiva della sussidiarietà
Dopo l’esperienza della 48a Settimana sociale del 2017, il metodo della raccolta, classificazione e valorizzazione delle buone pratiche viene confermato e potenziato, per fornire semi di speranza e contrastare la tendenza alla passività, nell’ottica di una società «ordinata secondo il paradigma personalista della sussidiarietà e dell’educazione alla responsabilità». Le buone pratiche saranno quelle delle imprese, delle amministrazioni locali delle famiglie, delle persone, delle associazioni e degli enti del Terzo settore che coniugano difesa dell’ambiente e protezione del lavoro. E che sono impegnate in percorsi di “resilienza trasformativa” presenti nel tessuto della nostra società.
 
7. Camminare insieme verso Taranto e oltre, per una ecologia integrale
Due sono i passi fondamentali indicati: far sedimentare nelle diocesi le idee, i valori e le proposte di questa 49a Settimana; e imparare a usare la rete digitale come strumento per la connessione e lo sviluppo delle nostre comunità locali. Anche valorizzando i linguaggi dell’arte, dalla musica alla poesia, passando per tutte le forme visive. I principali “portatori di interessi” di tutto il cammino del Pianeta che speriamo sono evidentemente i giovani. Lo stile è quello sinodale basato sul metodo della responsabilità coinvolgente, fruttuosamente sperimentata nel novembre 2020 con The economy of Francesco.
Infine il dialogo costruttivo con i decisori e i policy maker. Il metodo indicato nell’Instrumentum laboris («intessere un dialogo costruttivo con le Istituzioni locali, nazionali ed europee», n. 46) si sta già attuando con i proficui incontri-dialogo tenutisi con i massimi livelli istituzionali a partire dal dicembre 2020.
 
La posta in palio è storica. Proseguiamo dunque con convinzione verso Taranto e prepariamo il dopo Taranto e il dopo pandemia.
Provando con tutte le energie a rendere il Next Generation EU-Italia il primo grande progetto politico-istituzionale all’insegna dell’ecologia integrale.