L'ecologia integrale: attualità di un metodo

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L’enciclica di Francesco continua ad ispirare processi di rinnovamento ecclesiale e sociale. La sua proposta di ecologia integrale rivolta a tutta la famiglia umana si offre, con grande vitalità, anche alla luce della pandemia e dei cambiamenti climatici in atto, quale percorso esperienziale e spirituale da abbracciare come individui e come comunità.

Sono trascorsi cinque anni dalla pubblicazione di Laudato si’. Nell’immediato l’enciclica di Francesco fu accolta da reazioni contrastanti: da alcuni con stupore a causa della “novità” dell’interesse del Magistero per la questione ambientale, da altri con sospetto per le critiche esplicite che il testo papale rivolge all’attuale modello economico globale, infine con entusiasmo da parte dei non pochi cattolici che già da tempo si interessavano alle problematiche ambientali e che finalmente vedevano in Laudato si’ la conferma, da parte del Magistero, dell’importanza della questione. Normalmente un’enciclica si rivolge ai fedeli cattolici e punta a fare sintesi di un punto della fede o della morale. Laudato si’ smentiva questo schema: anzitutto, il Papa faceva appello a «tutta la famiglia umana» (n. 13), indipendentemente dall’appartenenza religiosa; in secondo luogo, appariva chiaro che l’enciclica non intendeva offrire una sintesi del pensiero ecologico della Chiesa: essa tracciava piuttosto un percorso di riflessione e discernimento. Si tratta, pertanto, di un testo non da imparare, da applicare e da vivere.

Negli ultimi cinque anni abbiamo camminato insieme all’enciclica di Francesco. La quantità delle iniziative ecclesiali legate ad essa testimonia la vivacità della ricezione del documento: il Sinodo sull’Amazzonia, il Global Catholic Climate Movement, il Tempo del Creato... Eppure, se ci guardiamo alle spalle, appare chiaro che in questi anni sono intervenuti alcuni eventi che hanno profondamente cambiato lo scenario e che richiedono, oggi, un nuovo sforzo di comprensione. Vogliamo concentrare l’attenzione su due fenomeni globali: le mobilitazioni per il clima del 2019 e la pandemia da SARS-CoV-2. In che modo Laudato si’ ci aiuta a interpretare questi avvenimenti? Nelle prossime pagine rileggeremo queste esperienze collettive, lasciandoci guidare da una domanda: che cosa significa comprendere il problema socio-ambientale? L’enciclica di Francesco ci aiuterà a rispondere; nel fare questo, emergerà così anche il contributo proprio che essa dà alla comprensione del momento presente.

Sentire la crisi
«Una discarica di dati»: così Timothy Morton, uno dei filosofi dell’ambiente più influenti oggi, giudica la maggioranza della letteratura ecologica (Noi, esseri ecologici, Laterza, Roma-Bari 2018). Il giudizio è forse troppo severo, ma coglie un problema: l’impostazione scientista-deontologica di molta divulgazione scientifica, che per decenni non è stata in grado di mobilitare l’opinione pubblica.
Non basta, infatti, esibire i dati scientifici, presentati come “la realtà oggettiva”, e collegare ad essi un imperativo morale, per suscitare un cambiamento nella società. Non basta perché questo approccio esclude alcune dimensioni fondamentali del modo in cui noi umani facciamo esperienza della realtà: l’immaginazione, l’emotività, l’emulazione, la partecipazione. Si aggiunga il fatto che per lungo tempo il discorso sull’ecologia ha scontato un forte grado di astrazione, concentrandosi più su oggetti lontani dall’esperienza comune, come il buco nell’ozono, che su problemi quotidiani come la vivibilità dei nostri centri urbani.
Le piazze gremite dei climate strike hanno cambiato i termini della questione, proponendo un modo di affrontare il problema innovativo e sconcertante per le generazioni adulte. Che cosa ha fatto Greta Thunberg? Non ha proposto un pensiero, ovviamente perché nessuno a sedici anni ha un pensiero da proporre. Ciò che ha fatto è, a suo modo, più radicale: ha esibito sulla piazza la propria persona, il proprio corpo vulnerabile, e ha suscitato un meccanismo di identificazione in milioni di giovani, i quali si sentono altrettanto vulnerabili. Greta ha riportato il discorso sul piano empatico, per questo l’hanno seguita. La comprensione del problema da parte degli adolescenti non è passata attraverso un processo intellettuale, ma tramite l’emulazione: vedere, percepire, identificarsi, partecipare, fare. Così i giovani sono entrati nel problema ambientale.
Rispondere a questo movimento rimarcando l’impreparazione scientifica degli studenti o, peggio, opponendo alla loro immaturità la condizione idealizzata dell’adulto razionale, che tutto pondera e capisce senza passioni, significa avere mancato completamente la comprensione del fenomeno. Il meccanismo di emulazione che ha alimentato i Fridays for future è profondamente umano; un atto di maturità è rendersi consapevoli dei processi emulativi ai quali tutti partecipiamo. Allora la domanda andrà posta in questi termini: in quale processo sto entrando attraverso ciò che vedo, sento, faccio, imito ecc.? L’attività di comprensione che Laudato si’ ci propone va proprio in questa direzione: integrare sentimento e ragione, comprendere i processi che attraversiamo come individui e comunità.
L’obiettivo è usare l’intelligenza per «prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è in contributo che ognuno può dare» (n. 19).
 
Valorizzare le connessioni
L’ecologia integrale è un’intelligenza capace di cogliere le connessioni: i livelli della comprensione, come dicevamo, e i dati della realtà che nell’esperienza possono apparire separati. Il maggior equivoco intorno a Laudato si’, l’errore che potenzialmente può causare il fallimento della sua ricezione, è pensare che il suo scopo sia aggiungere un nuovo tema, quello della cura dell’ambiente, all’agenda sociale dei cattolici. È un errore perché l’ecologia integrale non è un tema, ma un metodo. Più radicalmente, il concetto stesso di “ambiente” non è un dominio a sé nel mondo, ma una categoria trasversale che porta a emergere il rapporto fra cultura, salute, società, politica, economia, spiritualità. Questa intuizione organizza tutto il capitolo quarto, che è il cuore metodologico dell’enciclica. Applicare Laudato si’ significa, in primo luogo, assumere questa prospettiva di lettura del presente, andando a ricercare le connessioni nella realtà circostante. Su questo punto le resistenze non sono poche, a causa dell’abitudine a interpretare il mondo secondo categorie concepire come compartimenti stagni e reciprocamente escludentisi: economia e società, etica e ambiente. Per molti anni si è pensato che lo sviluppo economico fosse necessariamente a discapito della tutela dell’ambiente e viceversa: questo modo di pensare ha portato alla débâcle su tutti i fronti.
In maniera simile, abbiamo realizzato dei grandi contenitori di esperienza sociale, concepiti ciascuno come un compartimento autonomo: l’ospedale dove si cura, la scuola dove si insegna, l’ufficio dove si lavora, ecc. Ma ora la pandemia ha mostrato che queste categorie e questi contenitori non possono funzionare autonomamente. Sono emerse, spesso in termini drammatici, le tensioni fra alcuni poli e il modo in cui tali polarità hanno interagito ci permette di tracciare una mappa dell’esperienza che abbiamo vissuto. La prima e, forse, più tragica tensione è quella fra “centro” e “periferia”. L’epidemia ha colpito più duramente i centri di altrettanti sistemi-paese sbilanciati: in Europa la Lombardia, l’Île-de-France, Madrid, Londra...
e ha mostrato che non è sostenibile un futuro nel quale le attività produttive, i servizi e, di conseguenza, la popolazione si concentrano in maniera sproporzionata in alcuni grandi centri, con la parallela desertificazione di grandi aree interne. Abbiamo compreso che il “centro” ha bisogno della “periferia”. Un’altra tensione è quella fra medicina e territorio: gli ospedali sono andati in affanno e le RSA, autentici “contenitori” pensati per tutelare gli anziani, sono diventate focolai di contagio; come potremo ripensare, dopo questa esperienza, il rapporto fra cura e territori? Terza polarità: fra lavoro e vita privata; lo smart working nel confinamento ha causato sofferenze personali e familiari, però ha fatto anche intravvedere delle nuove possibilità per articolare i tempi e gli spazi lavorativi e quelli privati; come sviluppare in maniera intelligente queste opportunità, per esempio per limitare onerosi trasferimenti o per coniugare meglio la maternità con il lavoro? La quarta tensione riguarda la scuola: è quella fra l’apprendimento in classe e lo studio personale.
La didattica a distanza ha fatto emergere differenze drammatiche fra i bambini e ragazzi che hanno avuto gli strumenti, gli spazi domestici e l’accompagnamento degli adulti per seguire le lezioni on line e quelli che hanno, di fatto, perso un intero semestre di scuola, con conseguenze a lungo termine. Però non fermiamoci a questa constatazione: consideriamo anche il fatto che il contenitore-scuola non è l’unico possibile e che esistono altre modalità per apprendere.
Anche il setting della classe e le modalità tradizionali di verifica non sono neutrali: avvantaggiano alcuni studenti e non altri, a seconda delle caratteristiche individuali. Possiamo immaginare dei percorsi integrati che, facendo salvo il ruolo di socializzazione delle comunità scolastiche, sappiano valorizzare creativamente le caratteristiche degli studenti, con modalità di apprendimento più flessibili e personalizzate? Porre queste domande è un esercizio di ecologia integrale: cogliere le tensioni e le interconnessioni per far emergere possibilità nuove.
Ragionare in questa prospettiva, integrando ambiti e livelli diversi del vivere sociale, apre nuove sfide anche per la Chiesa: nemmeno essa può più pensarsi come un contenitore autosufficiente. In questa strana estate abbiamo imparato che per garantire le attività pastorali occorre entrare in dialogo con le istituzioni, rispettare le regole, sviluppare competenze professionali; siamo diventati consapevoli che c’è un quadro di rapporti sociali, senza i quali la Chiesa non può più pensare la propria missione.
 
Un percorso spirituale
L’ecologia integrale è anche un percorso esperienziale e spirituale, da percorrere come individui e come comunità. Questo è l’oggetto del sesto capitolo di Laudato si’, che raccoglie «la grande sfida culturale, spirituale e educativa» (n. 202) della crisi socio-ambientale.
È importante mettere questo capitolo in dialogo con il quarto, perché i due livelli, cognitivo-analitico ed esperienziale, fanno parte dello stesso processo di comprensione. L’ecologia integrale non è una scienza a priori: la crisi ambientale è un oggetto che possiamo guardare soltanto dal suo interno, essendone parte, e non la si può comprendere senza un coinvolgimento personale. Fare opzioni concrete, impegnarsi, comunicare agli altri le proprie scelte, sperimentarne tutti i limiti e le contraddizioni, accettare le contestazioni, sopportare la frustrazione, sono strumenti indispensabili per comprendere.
Qui entra in gioco un’altra capacità, spesso poco valorizzata dai nostri sistemi educativi: l’attitudine a fare una rilettura profonda delle proprie esperienze. Laudato si’ chiama «contemplazione» questa attività: il verbo «contemplare» ricorre ventisette volte nell’enciclica e in tutte, tranne una, l’oggetto della contemplazione è il mondo. Occorre sospendere l’accelerazione, l’iper-stimolazione, il multitasking, per renderci consapevoli di come la realtà risuona in noi. Nell’ascolto di noi stessi comprendiamo come ci posizioniamo davanti al problema. Contemplazione è un silenzio che non è vuoto: è lo spazio nel quale le domande possono emergere. Per questo l’enciclica inizia e finisce con uno sguardo contemplativo: essa traccia un cammino che parte dall’ascolto dell’esperienza (il grido della terra e dei poveri, cfr. n. 49), per invitarci poi a leggere la realtà secondo la logica dell’interconnessione, per riportarci infine ancora a noi stessi, mettendoci in contatto con il nostro desiderio, assunto con responsabilità, di operare delle scelte per rendere più umano il nostro presente.