Il dialogo nella creazione

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Sulla semantica del dialogo pesa una lunga storia di fraintendimenti, sia quando è mitizzato come una sorta di toccasana capace di risolvere magicamente ogni problema sia quando è criticato come una inconcludente retorica “buonista” con cui dissimulare conflitti aspri e insolubili. Si può dire del dialogo quanto papa Francesco, nella sua ultima enciclica, dice della fraternità: che cioè non è una fuga romantica nell’inconcludenza, ma indica una via da percorrere insieme, attraverso e oltre i conflitti, con esercizio metodico, severo ed esigente. Un percorso certamente non fine a se stesso, ma aperto a un incontro allargato, in estensione e profondità. In questo ampliamento di orizzonti non basta dilatare in senso inclusivo le frontiere del “noi”, occorre anche instaurare un atteggiamento nuovo dentro il creato. Intercettando una linea di continuità tra Laudato si’ e Fratelli tutti, che invita a tenere insieme giustizia sociale e giustizia ambientale, il dossier vuole ripensare in un’ottica diversa la figura del dialogo, tenendo insieme il piano interpersonale e quello del rapporto con la natura.

Il primo passo in questa direzione ci è suggerito da un approfondimento in chiave filosofica ad opera di Paola Ricci Sindoni. Prendendo lo spunto da alcune sculture incompiute di Michelangelo, l’autrice coglie un punto centrale del tema: l’informe non è nemico della forma, se rimanda a un atto creatore che imprime nel creato un dinamismo dialogico originario. Di conseguenza, riconoscendo nella relazione il fondamento dell’essere e del pensare, il dialogo diventa la struttura fondamentale di un’identità aperta alla trascendenza, arrivando a riconoscere una imago trinitatis nello spirito che è “tra” l’io e il tu. Il riconoscimento dialogico che ne scaturisce consente di superare la tentazione assimilazionista, aprendo a un orizzonte di autentico pluralismo, irriducibile sia alla disintegrazione valoriale del relativismo, sia alle tentazioni asociali di un multiculturalismo chiuso.
L’attenzione alla relazione con la natura è al centro dei due testi – ricchi di dati interessanti e inquietanti – di Carlo Cirotto e Simone Morandini. Secondo Cirotto c’è una struttura cooperativa che si manifesta in forme diverse, fin dall’inizio del cosiddetto «Big Bang biologico», in cui uno sciame di molecole disponibili alla cooperazione è all’origine, circa tre miliardi di anni fa, delle prime forme di comunità batteriche. Sperimentando un mutuo scambio di sostanze necessarie alla vita, la simbiogenesi determina la comparsa di un tipo nuovo di cellula e quindi l’associazione di cellule complesse in vere e proprie comunità cooperative, in cui l’unità è un organismo e non un semplice agglomerato. In tale storia evolutiva l’uomo appare come il «supercooperatore»: a livello neuronale e quindi anche interpersonale. Siamo all’alba di una nuova forma evolutiva, dove l’atteggiamento prosociale farà la differenza.
Simone Morandini ci porta al punto terminale di questa lunga vicenda evolutiva, caratterizzato da una situazione qualitativamente nuova, in cui l’essere umano diventa un vero e proprio agente geologico, capace di incidere in modo drammatico sui fragili equilibri del pianeta e, nello stesso tempo, di scoprire anche se stesso come vittima di una vulnerabilità globale. «Antropocene» è il termine ricorrente con il quale si riconosce l’origine antropica di fenomeni solo apparentemente scollegati, dal mutamento climatico alle “isole” di plastica che si formano in mezzo agli oceani, fino ai fenomeni di vero e proprio apartheid climatico. Anche secondo Morandini la logica di Laudato si’ si incontra con quella di Fratelli tutti: solo dalla fraternità e dall’amicizia sociale può nascere la corresponsabilità necessaria per affrontare questa sfida.
Anche la pandemia nella quale siamo immersi è parte di questo contesto. Piergiorgio Grassi ne analizza le implicazioni sul piano della vita di relazione, leggendo alla luce dei grandi mutamenti demografici che plasmano il nostro tempo una “biografia sociale”, in cui si rispecchia un senso diffuso di fragilità, che paralizza le relazioni, ostacola i contatti affettivi, moltiplica le paure. È ancora una volta chiamato in causa l’impianto relazionale di Fratelli tutti: siamo sempre in relazione con gli altri, con l’ambiente e con Dio, dunque non sprechiamo i difficili giorni che stiamo vivendo. Nell’essere infinitamente amati da Dio si radica la continua apertura al dono dell’altro.
Giuseppe Lorizio rilegge questa cerchia di problemi in una prospettiva teologica, analizzando il nesso tra creazione e dialogo alla luce della rivelazione ebraico-cristiana. La creazione, nella quale Dio pone il mondo e l’uomo come altro da sé, è il fondamento stesso dell’alterità, che manifesta la sua verità più profonda nel rapporto tra uomo e Dio: è la libertà umana, infatti, che approfondisce l’alterità, come dimensione costitutiva dell’altro e insieme di noi stessi. Colta nel dinamismo della rivelazione, la creazione cristiana rompe definitivamente con qualsiasi cosmogonia pagana delle origini; non solo perché senza principio di creazione non ci sarebbero né scienza né tecnica, ma in quanto rende manifesto il mistero stesso di Dio, ne rappresenta in qualche modo la prima rivelazione.
 
Il dossier si chiude con un forum in cui sono chiamati a confrontarsi sulla novità e il grado di ricezione dell’enciclica Laudato si’, a cinque anni dalla sua promulgazione, tre diversi interlocutori. Elena Pulcini è docente di Filosofia sociale all’Università di Firenze, particolarmente attenta ad espandere alla “cura del mondo” le proprie ricerche etico-politiche. Il suo intervento riconosce nell’ecologia integrale invocata da papa Francesco un messaggio rivoluzionario: oltre alla denuncia coraggiosa dei poteri economico-politici che stanno distruggendo il pianeta, essa contiene anche un accorato invito a un radicale cambio di paradigma: nulla infatti può cambiare, se ognuno di noi non si lascia toccare da «una passione per la cura del mondo». Massimo Mercati, amministratore delegato di un’azienda leader nell’innovazione terapeutica a base di complessi molecolari naturali, apprezza soprattutto il punto di incontro fra l’enciclica e le ricerche di scienziati e filosofi laici, che hanno elaborato le basi teoriche dell’interconnessione fra tutte le forme viventi. Anche Mercati, come la Pulcini, parla di una vera e propria rivoluzione scientifica e sociale, che riconosce l’indissolubile legame tra bene individuale e bene comune, saldandosi con una visione religiosa e interreligiosa, secondo la quale l’essere umano diventa custode della casa comune. Resta tuttavia un deficit culturale, che limita a un consenso di facciata l’attenzione a Laudato si’, impedendo di modificare le basi culturali, giuridiche ed economiche della società. Padre Giacomo Costa sj, infine, direttore di «Aggiornamenti sociali», la rivista portata avanti da gesuiti e laici e che approfondisce tematiche sociali, politiche ed ecclesiali, invita ad assumere il paradigma dell’ecologia integrale soprattutto come fonte di ispirazione e quadro orientativo, che deve tradursi in progetto di ricerca e piano pastorale. Dinanzi a questa sorta di roadmap per la conversione ecologica e sociale, anche padre Costa rileva ritardi e resistenze persino in molte Chiese locali, che non hanno saputo calare tale messaggio nella pastorale ordinaria, non avendone colto il legame con l’esortazione apostolica Evangelii gaudium.
 
L’invito a una comune e urgente assunzione di responsabilità, a livello personale, istituzionale, culturale ed ecclesiale, è un leitmotiv dell’intero dossier, che ci riporta al punto da cui si è sviluppata questa breve introduzione: prima ancora che un vessillo indolore con il quale coprire le nostre pigrizie e i nostri ritardi, il dialogo è un atto creatore originario, che genera e attraversa la vita, diventando nella comunità umana segno di libertà e misura della nostr responsabilità.