Paolo Trionfini (1967-2025). Lo studioso dell’Azione Cattolica

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Timidezza, mitezza, gentilezza; capacità di ascolto; acuta intelligenza, fine umorismo e battute taglienti; notevoli capacità nella ricerca storica; una fede vissuta, ma mai esibita. Sono queste alcune delle caratteristiche umane che quanti hanno conosciuto Paolo Trionfini ricordano di primo acchito.

La conferma è data dal profondo dispiacere provocato dalla sua prematura scomparsa, nonché dall’adesione spontanea di amici e colleghi ai vari progetti che sono stati messi in cantiere per valorizzarne la figura e la produzione scientifica.

Il percorso scientifico

Nato a Mirandola, il 21 febbraio 1967, Paolo Trionfini conseguì la maturità classica nel 1986 presso il locale liceo Giovanni Pico con 60/60. Nel 1992 si laureò in Scienze politiche presso l’Università Cattolica, con una tesi in Storia contemporanea. Relatore fu il prof. Ottavio Barié. Titolo della tesi, costruita su una gran mole di documenti inediti, fu Cattolici e comunisti in Emilia-Romagna negli anni della guerra fredda (1945-1958). Il voto finale fu 110 e lode.

Viste le sue capacità, si cercò di inserirlo nel mondo accademico. Oltre a una collaborazione con il «Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia» (Università Cattolica di Milano), Paolo fu invitato a partecipare alle iniziative dell’Istituto Sturzo di Roma in occasione del 50° della Liberazione, tanto da presentare a Torino una relazione assai apprezzata su Esperienze e aspettative dei cattolici emiliani tra guerra e Resistenza 1940-1945. Partendo dalla storia regionale emiliana, Trionfini si aprì via via alla considerazione della storia della Chiesa, dei cattolici e della società italiana in età contemporanea. Riservò altresì una particolare attenzione ad alcuni grandi protagonisti del cattolicesimo emiliano, come Gioacchino Malavasi, don Zeno Saltini, Francesco Luigi Ferrari, Ermanno Gorrieri e altri ancora. In seguito alla mia chiamata alla cattedra di Storia contemporanea presso l’Università di Parma, chiesi a Paolo – ahimè sempre nella condizione di precario – non soltanto un aiuto per le attività didattiche ma pure per lo svolgimento di ricerche sul campo. Nel corso degli anni, egli pubblicò così numerosi rilevanti lavori sulla storia della città e della diocesi, a cominciare da una monografia su Una storia lunga un secolo. L’Azione Cattolica a Parma 1870-1982, con la quale saldava il suo rigore storico con la sua passione associativa. Quanto alla parte didattica, la serietà di Trionfini si rifletteva al momento degli esami: a poca distanza da me, mi era possibile constatare la sua estrema cortesia nel domandare, correggere, pure nel bocciare. Per lui, persino un banale esame poteva trasformarsi in occasione di insegnamento.

Avevamo nel frattempo avviato la pubblicazione, via via aggiornata, di una Storia dell’Italia repubblicana, il cui ultimo aggiornamento risale al 2019, toccando il periodo dal 1946 al 2018. Le pagine scritte da Paolo risultarono di notevole valore, in quanto egli proponeva una rilettura dei fenomeni sociali che avevano contribuito a modificare il volto della società italiana tra gli anni Ottanta e il nuovo millennio, con particolare riferimento anche al mondo delle associazioni e del volontariato. Inoltre, egli ricostruiva con notevole equilibrio e pacatezza le vicende politiche, passando attraverso questioni tuttora controverse quali i governi di Craxi, Prodi, Berlusconi e Renzi, giungendo fino alla vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle. Una sintesi, se si vuole, ancora provvisoria, ma di notevole utilità per chiunque1.

Per allargare ulteriormente gli interessi storiografici di Trionfini, si rivelò importante l’invito a far parte del comitato scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo, dopo aver ascoltato a Brescia una sua validissima relazione su Gli uomini e le fortune di «Adesso»: la diffusione, i collaboratori, la risonanza. A partire dal 2002, Paolo divenne una vera e propria colonna portante della Fondazione, dando un contributo insostituibile in termini di idee e di organizzazione, oltre che di apporto scientifico. A parte i tanti saggi preparati per la rivista «Impegno», è d’obbligo citare la cura della nuova edizione dei Discorsi di don Primo, apparsa nel 2006. Di Mazzolari, Trionfini curò poi con successo l’edizione critica di testi, quali I preti sanno morire. La via crucis continua e soprattutto Tu non uccidere, ai quali aggiunse pure l’inedita raccolta «Tempo d’amare». Scritti sulla stampa dell’Azione Cattolica, e altro ancora. Trionfini partecipò poi a tutti i convegni annualmente organizzati dalla Fondazione, presentando acuti contributi2.

Sul piano accademico, Paolo ottenne il titolo di dottore di ricerca nel 2005, presso l’università di Teramo, con una tesi su La Cisl tra autonomia e unità sindacale (1958-1969). La tesi vinse il premio Achille Taverna bandito dalla Fondazione Alcide De Gasperi di Roma e, dopo ulteriori ricerche, divenne un ponderoso volume su La laicità della CISL. Autonomia e unità sindacale negli anni Sessanta.

L’inserimento formale nel mondo universitario italiano fu tuttavia faticoso, non certo per suo demerito, quanto per le crescenti difficoltà dell’intero sistema. Trionfini poté usufruire di borse e assegni di ricerca presso l’Università Iulm di Milano, l’Università degli studi di Bologna e, più a lungo, l’Università di Parma, dove ebbe pure contratti di insegnamento. Svolse anche un corso di Geopolitica contemporanea presso l’Università Lumsa di Roma. Insegnò a lungo presso l’Istituto superiore di scienze religiose SS. Vitale e Agricola di Bologna, passando poi all’Istituto superiore di scienze religiose Contardo Ferrini di Modena. I suoi meriti scientifici furono riconosciuti nel 2013 con l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di seconda fascia. Solamente nel 2019, tuttavia, ebbe la possibilità di vincere un concorso per ricercatore, sempre a Parma e nel 2022 ricevette la nomina a professore di II fascia (associato) in organico nel dipartimento di Discipline umanistiche, sociali e delle imprese culturali (Dusic).

Negli anni più vicini a noi, Paolo coltivò con crescente attenzione lo studio del cattolicesimo politico, sfruttando le possibilità offerte dall’apertura degli archivi vaticani relativi al pontificato di Pio XII. Tra 2024 e 2025 presentò quindi delle relazioni sulla rinascita del cattolicesimo politico dopo il 19453. In precedenza, aveva dato alle stampe un nuovo significativo lavoro dedicato a Francesco Luigi Ferrari, una delle più acute (e più dimenticate) intelligenze politiche del cattolicesimo italiano: «La politica fa parte anche del nostro amore». Lettere di Francesco Luigi Ferrari a Lina Filbier (1918-1933). Soprattutto, Trionfini portò a termine l’edizione digitale del primo volume di Scritti e discorsi di Aldo Moro (Gli anni giovanili, 1932-1946), nell’ambito dell’edizione nazionale delle opere del grande statista4.

Passione associativa e studi sull’Azione Cattolica

L’Azione Cattolica è stata centrale nella vita di Paolo Trionfini. Nella sua diocesi di Carpi, rivestì infatti la responsabilità del Settore giovani e, in seguito, di quello adulti, oltre a essere per due mandati presidente diocesano. In seguito, divenne vice presidente nazionale per il Settore adulti, carica ricoperta dal 2008 al 2014. Ebbe così l’opportunità di visitare l’Italia intera, incontrando realtà locali ed ebbe contatti con le massime istituzioni tanto della Chiesa quanto dello Stato. Tutto ciò si riverberò nella sua chiamata, avvenuta già prima, nel 2005, a rivestire a Roma il ruolo di direttore dell’Istituto Paolo VI per la storia dell’Azione Cattolica (Isacem). In questa veste, Paolo acquisì ulteriori conoscenze archivistiche, sia sotto il profilo giuridico, sia per i rapporti con le Sovrintendenze e con i ministeri competenti, decisivi per il cruciale problema dei finanziamenti. Seppe inoltre abbinare gli aspetti propriamente organizzativi con quelli della ricerca scientifica personalmente condotta. Ne è la riprova il consistente numero di pubblicazioni, schematicamente distinguibili tra monografie, contributi a convegni, raccolta di documenti, cura di convegni e dei relativi atti.

Vanno ricordate anzitutto le pubblicazioni da lui curate (in vari casi insieme a Simona Ferrantin) per mettere a disposizione in modo organico tutti i pronunciamenti sull’Azione Cattolica proposti dai papi degli ultimi decenni, ovvero Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Si tratta di strumenti per la ricerca e non di ricerche vere e proprie, ma più che apprezzabili per la consueta acribia del curatore. Da non trascurare la riedizione critica di un testo quale La sorella maggiore racconta... Storia della Gioventù femminile di Azione cattolica italiana dal 1918 al 1948, il celebre racconto lasciatoci da Armida Barelli.

Riprendere e citare tutti gli studi di Paolo sulla storia dell’Azione Cattolica comporterebbe qui uno spazio molto più ampio di quello lecito. Possiamo tuttavia indicare almeno qualcuno tra i testi significativi, a cominciare da quelli dedicati a Carlo Carretto, soprattutto Carlo Carretto. Il cammino di un “innamorato di Dio”, del 2010, che costituisce una vera e propria documentata biografia. Si possono poi richiamare i suoi sondaggi sul rapporto tra Ac e politica italiana negli anni della presidenza di Luigi Gedda, poi nel pontificato di Giovanni XXIII e negli anni del centro-sinistra: tutti lavori seri, documentati e, ovviamente, mai apologetici o giustificazionisti. A essi vanno aggiunte riflessioni di più vasta portata temporale, come quelli preparati in occasione di convegni dedicati a Il contributo dell’Azione cattolica alla costruzione della comunità nazionale italiana; Per una storia dell’Azione cattolica nel mondo; Il Concilio in azione. L’Azione cattolica e la ricezione del Vaticano II nelle chiese d’Italia; L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018); L’Azione cattolica negli anni Settanta. Scelte e percorsi dell’Ac dopo la riforma dello Statuto del 1969, per citarne solo alcuni tra i più significativi. Molto particolare, e segno anche di una bella fantasia applicata alla storiografia, è il libro dedicato ai distintivi dell’Azione Cattolica utilizzati nel corso della sua storia5. Attendono ancora una catalogazione gli scritti da lui pubblicati sulla stampa associativa, da «Segno nel Mondo» a «Dialoghi», spesso anche in forma di ampie recensioni (altro genere di scritti da lui acutamente frequentato)6.


Paolo Trionfini (© Fototeca Azione Cattolica Italiana)

Accanto al dolore per la perdita di una persona che, nel caso di chi scrive, è stato prima allievo, poi soprattutto amico e infine anche maestro, non si può sottacere il rimpianto per quanti altri contributi scientifici e associativi Paolo Trionfini avrebbe potuto regalarci. La sua scomparsa il 24 aprile 2025, negli stessi giorni nei quali il mondo piangeva papa Francesco, ci ha privati di tante cose, ma non potrà mai toglierci il tantissimo da lui realizzato7.

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Antologia

Tra i processi più rilevanti conosciuti dalla società italiana nei decenni a cavallo del millennio vi fu la crescita dell’associazionismo e soprattutto del volontariato. Questo fenomeno è stato spesso visto come una sorta di rivincita presa dalla cosiddetta società civile nei confronti della politica e dell’economia, che per anni avevano “ingabbiato” il paese in rigidità ideologiche. Tale interpretazione presta, tuttavia, il fianco a più di un’ambiguità, soprattutto se si conferisce ai termini della questione una carica valoriale. Ciascuna di queste realtà, infatti, presenta storicamente un grado di correlazione che, semmai, nel tempo, muta di intensità e nelle forme, senza per questo svanire. Se la società civile indubbiamente assistette, in questa lunga stagione, a un mutamento che le permise di rendersi maggiormente autonoma – e spesso anche vitalmente autonoma – dagli altri due mondi, non si possono sottacere alcuni nodi degenerativi che al suo interno si aggrovigliarono ulteriormente: basti pensare, come abbiamo già visto, al fenomeno di Tangentopoli, che vide coinvolta una pluralità di soggetti, alla capacità di presa e di condizionamento delle varie mafie, alla accresciuta influenza, anche in termini di potere, dei mezzi di comunicazione di massa. Pur con tali precauzioni interpretative, non si può nascondere che la crescita dell’associazionismo e del volontariato rappresentò sotto una molteplicità di punti di vista un fenomeno che permise alla società civile di rendersi “adulta”, nel senso di una più consapevole e matura autonomia. A partire dagli anni Ottanta, venne crescendo nei cittadini la voglia di “affrancarsi” dalla politica attraverso l’associazionismo culturale, dalla rigida organizzazione economica attraverso i gruppi impegnati nel tempo libero, dalla carenza di risposte istituzionali ai bisogni emergenti attraverso la partecipazione a realtà immerse nel volontariato sociale. A ciò contribuì la “crisi” di molte delle agenzie che nel passato avevano sostenuto la socializzazione, dalla famiglia alla scuola, dai partiti alla Chiesa, “crisi” che finì per liberare non poche energie fino ad allora rimaste compresse. Non va, infine, dimenticato che l’accresciuta disponibilità di tempo libero consentì alle persone nuove forme di impegno nel campo sociale. L’andamento di tale crescita risultò costante lungo l’intera parabola che si dispiegò tra gli anni Ottanta e Novanta: l’incidenza delle persone iscritte a una associazione a carattere sociale sul totale della popolazione passò dal 18,9% del 1985 al 23,2% del 1994. Quest’ultimo dato equivaleva a oltre nove milioni di italiani compresi tra i 18 e 74 anni, con un saldo attivo di ben due milioni rispetto al primo rilevamento del 1985.
(P. Trionfini, tratto da G. Vecchio, P. Trionfini, Storia dell’Italia repubblicana (1946-2018), Monduzzi, Milano 2019, p. 335)

 

1 G. Vecchio, P. Trionfini, Storia dell'Italia repubblicana (1946-2018), Monduzzi, Milano 2019.

2 Per il rapporto tra Trionfini e la Fondazione, si vedano le testimonianze e i contributi pubblicati nella rivista della medesima Fondazione, «Impegno», 36 (2025), 2.

3 Una di queste, in corso di stampa, apparirà postuma: P. Trionfini, «La rinascita del cattolicesimo politico attorno alla Democrazia cristiana», in Il cattolicesimo politico nell’Italia del Novecento, a cura di G. Formigoni, D. Saresella, Il Mulino, Bologna 2026.

4 Open access: https://site.unibo.it/edizione-nazionale-moro/it/attivita-di-ricerca/sezione-i-scritti-e-discorsi-vol-i-gli-anni-giovanili-1932-1946.

5 S. Ferrantin, P. Trionfini (a cura di), «Farsi riconoscere ovunque». 150 anni di segni distintivi dell’Azione Cattolica, Ave, Roma 2017.

6 P. Trionfini, Mons. Montini. La formazione di un papa, in «Dialoghi», 15 (2005), 2, pp. 94-98; Id., Giorgio La Pira: il “santo” del «compromesso costituzionale», ivi, 16 (2016), 3, pp. 112-122; Id., Lo stratega dello sviluppo italiano, ivi, 17 (2017), 4, pp. 92-95; Id., Igino Righetti. Il cattolico pensante, ivi, 19 (2019), 3, pp. 98-104; Id., L’identità della “Tommaseo” e i maestri cattolici, ivi, 20 (2020), 2, pp. 98-100.

7 Per riferimenti bibliografici e approfondimenti, cfr. G. Vecchio, Paolo Trionfini (1967-2025), in «Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia», n.s., 2 (2025), 2, pp. 299-312, consultabile liberamente all’indirizzo https://www.vitaepensiero.it/scheda-fascicolo_contenitore_digital/autori...