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Il vocabolo «politica» torna di continuo, rimbalza sui media, sembra occupare un ruolo importante. Ma da molti la politica è percepita con fastidio, elemento divisivo e negativo, quando non inutile rispetto agli altri poteri (finanza, tecnologia).
Eppure, la politica è una realtà fondamentale per la vita della società e per il suo futuro. Per i credenti partecipare è conseguenza imprescindibile della vocazione cristiana, della chiamata di Dio che ci vuole cittadini del mondo e ci rivolge il comando di «coltivare e custodire» (Gen 2,15): ci è chiesto di vivere nella storia, nella esigente unità fra fede e vita, capaci di leggere la realtà che cambia.
L’orizzonte politico e culturale in cui ci troviamo a navigare è profondamente modificato. Difficile decifrare la nuova realtà. La democrazia liberale solo 30 anni fa sembrava aver vinto ogni confronto, al punto da far parlare di «fine della storia». Oggi essa conosce la competizione di altri modelli: dalle democrazie illiberali alle autocrazie fino alle democrature.
Il mondo in cui siamo entrati mostra una pluralità di sistemi valoriali. E questo non solo nel confronto fra paesi di culture e condizioni diverse, ma all’interno degli stessi paesi “occidentali”, dove anche il principio dei diritti umani è messo in discussione: si indeboliscono le politiche di tutela dei diritti; si producono fratture sociali e civili sempre più profonde all’interno dei paesi democratici.
Tutto ciò non avviene per caso: la democrazia è fragile ma è anche sotto attacco, da parte di altri sistemi politici, di visioni ideologiche legate ai poteri economici e tecnologici oggi pericolosamente concentrati. Mentre la guerra appare tornata il modo di soluzione dei conflitti, il diritto internazionale viene delegittimato, a vantaggio delle velleità imperiali di potenze tese a ridefinire sfere di influenza e di dominio.
Di fronte a questo quadro ci dobbiamo chiedere: «che cosa è politica?». La città a cui rimanda il termine politica (dal greco polis), infatti, è prima di tutto un luogo della coscienza comune, esprime un senso di appartenenza e di responsabilità condivisa.
Se questo è lo scenario, la risposta ci riporta alla sfida di ritessere quel senso di comunità, un orizzonte comune da abitare e di cui essere responsabili. Torna al centro un aspetto spesso dimenticato: la politica è un fatto culturale. Non accademia bensì sapienza, una forma di conoscenza della realtà che emerge dalla realtà e dall’esperienza di umanità che viviamo: la nostra stessa identità di individui non esiste perché si afferma come assoluto, ma piuttosto perché viene riconosciuta dall’altro. Politica oggi significa mettere al centro la consapevolezza che nessuno può esistere e vivere senza l’altro. Ciò vale in tutte le relazioni, da quelle di prossimità a quelle fra stati e fra culture. E ci sollecita a pensare un linguaggio nuovo, capace di tenere assieme queste diversità e dare voce a una idea nuova di comunità. Si tratta di una sfida enorme, epocale.
Circa il ruolo dei cattolici in tale sfida occorre richiamare due fondamentali orientamenti, espressioni di quella «scelta religiosa» oggi quantomai attuale e che chiede di essere ben compresa e attuata. Il primo è la riscoperta della dimensione socio-politica come intrinseca alla fede-speranza-carità, che non può limitarsi alla dimensione privata o lasciata sullo sfondo delle nostre esistenze. Il secondo orientamento dice che la Chiesa e i credenti non si impegnano in politica per sostenere la propria parte ma al servizio del bene comune, cioè per tutti, specie per le categorie sociali più deboli e meno rappresentate. Più volte il magistero della Chiesa ci ha chiamato (così papa Francesco a Trieste) a essere «voce che denuncia e che propone, in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce», avendo «il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico». «L’amore politico non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause». Per questo, accanto all’impegno nella realtà locale, occorre non perdere di vista la dimensione nazionale e internazionale, con lo sguardo attento alla potenzialità di un’Europa “rivisitata”.
Può sembrare paradossale che in un futuro carico di trasformazioni, in una fase per tanti versi regressiva e vuota di ideali si aprano nuove opportunità, favorevoli per chi sa offrire una prospettiva di senso e di futuro. Ma è questa la sfida che chiama a una nuova stagione di impegno e di servizio nella politica.

