Una politica per il futuro

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I primi mesi del 2021 hanno visto rincorrersi in rapida successione una serie di eventi particolarmente rilevanti , diversi ma forse destinati ad intrecciarsi per delineare un quadro politico internazionale e nazionale completamente nuovo. A metà gennaio si è svolto l’insediamento del nuovo presidente USA Joe Biden, il secondo cattolico statunitense a salire allo scranno più alto di quella che è a tutt’oggi è la più grande repubblica democratica del mondo, la stessa che proprio nei giorni precedenti aveva subito uno attacco tanto drammatico quanto insolito, perché proveniente dal fronte interno, espressione distorta e violenta di una lacerazione profonda del corpo sociale americano frutto di una lunga stagione divisiva. Negli stessi giorni si avviava nel nostro Paese una crisi di governo, scoppiata all’interno di una situazione di emergenza sociale e sanitaria causata dal rallentamento del piano di vaccinazione e dalla preoccupante diffusione delle varianti del virus che stanno minacciando il processo di parziale allentamento delle restrizioni nelle diverse regioni,  a ciò si aggiunge un il profilarsi di un quadro socioeconomico particolarmente vulnerabile definito sia dalle urgenze contingenti che avranno impatto nel breve periodo, come la scadenza della cassa integrazione a fine marzo, sia da importanti scadenze che avranno impatto nel medio periodo che riguardano la presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la presidenza del G20 da parte dell’Italia iniziata già nel mese di dicembre del 2020. La sequenza della crisi italiana è nota ed ha avuto come esito l’incarico da parte del presidente Mattarella a Mario Draghi, economista e studioso di fama internazionale. Così, mentre il presidente incaricato sta ultimando il giro di consultazioni con le forze politiche e sociali per definire un programma di governo e eventualmente sciogliere la riserva, si inseguono le dichiarazioni dei diversi leaders politici disegnando un quadro politico nazionale è in rapidissima e profonda evoluzione. Questioni di ordine politico, avvicendamenti nei governi normali nelle democrazie, fattori che però in questa fase caratterizzata dalla necessità di una risposta corale alla pandemia, assumono una luce particolarmente drammatica, fondamentale nel determinare una traiettoria politica globale condivisa, capace soprattutto di implementare nuove politiche pubbliche - ambientali, sociali, sanitarie ed economiche - inclusive e localmente distribuite.
Mai come in questi giorni stiamo percependo la necessità di ciò che papa Francesco ha definito nella sua enciclica “una politica migliore” (Fratelli tutti, 118), perché capace sia di mettersi a servizio dei bisogni profondi delle persone e delle comunità con politiche pubbliche di ampio respiro sia perché capace di elaborare e governare tali politiche integrando l’apporto delle persone e della società civile. La fase che si dischiude, per il nostro Paese così come per il resto del mondo, va rapidamente convergendo verso una sfida cruciale: il rafforzamento delle forme di partecipazione democratica nella determinazione e gestione di un nuovo modello di sviluppo e di progresso più inclusivo e sostenibile. La sfida della transizione ecologica degli stati così come delle grandi e piccole strutture produttive è un processo in atto che, per incidere nella riduzione delle disuguaglianze globali, deve attivare una responsabilità e partecipazione diffusa, altrimenti rischia di essere un’ennesima versione green di un modello iniquo guidato da quel  “capitalismo della sorveglianza” di cui parla Shoshana Zuboff.

Un contributo importante potrà certamente venire dall’Europa, dalla sua capacità di portare sino in fondo i desiderata espressi con il vaste programme di Next generation EU e con la necessaria riforma prossima ventura del Patto si stabilità. Ci auguriamo che, in tale prospettiva e direzione, il contributo dell’Italia di Mattarella e Draghi sia decisivo. Per il bene di tutti, nessuno escluso.