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Ordine dal disordine. Una quasi parabola per i nostri tempi

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Non possiamo far finta di nulla. Tutti, chi più chi meno, abbiamo la spiacevole sensazione di vivere un periodo di grande instabilità che, mentre accentua nei singoli un senso di incertezza e di timore, scatena nella società uno stato palpabile di precarietà e di diffusa preoccupazione. La dolorosa ferita inferta dal Covid era ancora sanguinante quando sono sopraggiunti, violenti, gli sconquassi umanitari e socio-economici della guerra in Ucraina.

Le parole del Sinodo: “famiglia”

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Se la sinodalità esprime la natura della Chiesa e la Chiesa è famiglia di famiglie (AL n. 202), potremmo dire che, in qualche modo, proprio lo stile della sinodalità è quello che caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) ogni singola famiglia. Esistono infatti, provando a non forzare troppo l’immagine, vari elementi che permettono di mettere in relazione queste due parole, sinodo e famiglia, e che ci spingono a considerare quest’ultima, allo stesso tempo, come riflesso e soggetto di sinodalità.

Il corpo nella Bibbia, tra dualità e unità della persona

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Noi siamo corpo. Nasciamo dal corpo di nostra madre e, prima ancora, dall’incontro di due corpi. È attraverso il corpo, con la sapienza dei sensi e i suoi confini, che impariamo a relazionare con l’altro per raggiungerlo con un abbraccio, un sorriso, per ascoltarlo, respingerlo o accoglierlo. La vita biologica, come quella relazionale, nasce dall’incontro di corpi. Questo paradigma, tuttavia, è messo in discussione dai mutamenti epocali legati alla percezione del corpo quale assoluto protagonista della nostra cultura.

Libertà e uguaglianza. È possibile una democrazia inclusiva?

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Alexis de Tocqueville, quasi due secoli fa, riconosceva l’inarrestabile sviluppo dell’eguaglianza di tutti come il cuore stesso della democrazia («Non riesco a credere che Dio abbia spinto, ormai da molti secoli, due o trecento milioni di uomini verso l’eguaglianza delle condizioni, per farli ritrovare nel dispotismo di Tiberio o di Claudio», scrive nella lettera del gennaio del 1835 a Louis de Kergolay), affinché, per poter pervenire alle deliberazioni necessarie alla collettività organizzata, un regime democratico contenga l’intera gamma delle posizioni socialmente significative per l’int

Migrazioni e migranti, una questione di sguardo

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La prima volta che in Italia, tradizionale terra di partenza, il numero degli immigrati ha superato quello degli emigrati risale alla metà degli anni Settanta, quando, per effetto della chiusura dei confini delle principali potenze industriali europee, i flussi provenienti dall’Africa settentrionale riadattarono la propria traiettoria optando per il nostro Paese, che fino a quel momento aveva rappresentato una seconda scelta. Sono, quindi, ormai quasi cinquant’anni che l’”Italia non è più solo degli Italiani”.

Avvento 2022: fra paura e speranza

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Nelle mie scorribande notturne fra libri e terze pagine, mi sono imbattuto in questa annotazione di Charles Bukowskj: «Ora mi sento come se stessi aspettando qualcosa che non arriverà mai, perché adoro illudermi e sperare, ti senti più vivo mentre lo fai». L’attesa ci fa sentire vivi, ma per il poeta, irriverente e nichilista, si tratta dell’attesa del nulla, nonostante il filosofo ci abbia avvertiti dicendo che siamo arrivati troppo tardi per gli dèi e troppo presto per l’Essere (M. Heidegger).

Il male nella modernità

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Del male, come dell’essere, si può parlare in molti modi. La modernità è per convenzione il momento storico nel quale, almeno in Europa, la pluralità delle convinzioni religiose e filosofiche si è affermata ed è quindi naturale che quando si parla del male nella modernità si debba tenere conto di visioni diverse e, almeno fino ad un certo grado, tra di loro irriducibili. […] Uno degli aspetti più evidenti del discorso moderno sul male è la progressiva emancipazione dalla dimensione teologica e religiosa, cioè la sua “secolarizzazione”.

Libertà, coscienza e verità. A proposito della libertà religiosa

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Coscienza o verità? Osservando la storia del pensiero si riscontra che sono questi due termini/concetti a entrare spesso in conflitto a causa della contrapposizione tra persona libera e verità “oggettiva”: se si pone l’accento sulla libertà, non si vede come la verità possa “imporsi” alla persona; se si pone l’accento sulla verità, alla quale la persona deve aderire, non si vede come la persona possa ancora essere ritenuta libera.

Le parole e le cose. Il domani della democrazia

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La parola “democrazia” viene molto usata un po’ da tutti, in politica, nel dibattito culturale, nell’opinione pubblica. Forse non sarebbe male dire qualcosa in margine a questa inflazione del termine. Un elemento balza agli occhi immediatamente. Lo espongo così: fino a che punto quanti ricorrono a questo sostantivo sono consapevoli dei problemi che oggi caratterizzano i sistemi democratici? Proviamo a spiegarci.

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