Fondamentalismo e fondamentalismi religiosi

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Da anni la cronaca di tutti i continenti ci consegna episodi che vengono catalogati sotto il nome di fondamentalismo: fondamentalismo islamico, cristiano, ebraico, buddhista e così via. Tutti con radici religiose: antimoderni ma capaci di utilizzare aggiornati strumenti di comunicazione e, qualora siano dotati di squadre di difesa e di attacco, capaci di impiegare armi sofisticate. Anche in tempi di pandemia – al centro dell’attenzione dei media - trapelano notizie di fatti spesso cruenti: si tratta di sequestri di persona, di persecuzione o discriminazione di minoranze religiose, di movimenti organizzati come lobby. E’ questo il caso di gruppi evangelici della cosiddetta Bible Belt degli Stati Uniti, da cui viene il termine fondamentalismo, nato in campo protestante a fine Ottocento dal confronto aspro tra teologi conservatori e teologi che si ispiravano alle correnti europee impegnate in uno spregiudicato confronto con le scienze umane allo scopo di liberare la Bibbia dal suo involucro mitologico e dalle contingenze storiche che l’hanno influenzata.

È del 1895 la Dichiarazione di Niagara Walls che conteneva indicazioni stringenti per la interpretazione biblica: il testo sacro non poteva sbagliare, di conseguenza era necessario affermare la certezza della verità integrale e assoluta in esso racchiusa e la certezza incrollabile dell’imminente ritorno di Cristo in terra. Come hanno scritto Enzo Pace e Piero Stefani in un documentato volume dedicato a Il fondamentalismo religioso contemporaneo, edito da Queriniana, «sono questi i due ingredienti di base del fondamentalismo storico». Un orientamento che venne diffuso da una collana di fascicoli che portava il titolo The Fundamentals (I Fondamentali) e fondamentalista venne chiamata questa teologia e il movimento che ad essa si ispirava. Movimento che acquistò ben presto una valenza politica, appoggiando candidati e partiti conservatori, com’è accaduto alle elezioni presidenziali americane, da Ronald  Reagan sino a Donald Trump. Il termine è poi passato ad indicare i variegati fenomeni presenti in tutte le grandi religioni del mondo.

Il fondamentalismo è un fenomeno tipicamente contemporaneo. Nato negli USA si è rapidamente diffuso in tutti i continenti dove si è affermata la modernità. Dapprima in Occidente e successivamente in tutte le aree che venivano investite da un’economia di tipo industriale e da imponenti processi di urbanizzazione, da scolarizzazione di massa e immigrazioni, dall’avvento di nuovi strumenti di comunicazione e soprattutto da un inedito pluralismo religioso e culturale. Il pluralismo è ormai diffuso su scala mondiale. Imponenti masse di persone si spostano in tutto il pianeta, temporaneamente come viaggiatori, stabilmente come emigranti, ma vi è anche una crescita esponenziale della conversazione “virtuale” perché stampa e media elettronici diffondono visioni del mondo diverse in zone un tempo connotate da una particolare religione. Interazioni prolungate con religioni e culture alternative alla propria visione del mondo rischiano di relativizzarla, di diffondere la convinzione che la realtà possa essere guardata e percepita in modo diverso da quello che sino ad allora si considerava unico. Si intravvede inoltre la possibilità di scegliere tra le tante proposte. Si può pertanto comprendere il fondamentalismo, nelle sue variegate espressioni, come un tentativo di porre fine allo stato di incertezza, negando una qualsiasi storicizzazione dei testi sacri o un loro aggiornamento, cercando di trarre da essi un modello di società ritenuto superiore a quello esistente. Di qui un atteggiamento di difesa rancoroso, la tendenza a creare comunità chiuse, spesso aggressive verso gli estranei e verso coloro che all’interno dissentono. Con derive razziste e terroristiche.

È quindi comprensibile che nell’enciclica “Fratelli tutti” Papa Francesco metta in guardia i cristiani e gli appartenenti alle altre religioni dal cadere in queste deviazioni se si vuole realizzare una fraternità senza terrore, una con-vivenza dove i popoli siano “il poliedro di una sola comunità”. Viene perciò ripreso il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato ad Abu Dhabi congiuntamente al grande Iman Ahmad al - Tayyeb nel febbraio del 2019, per ribadire, tra l’altro, che «Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente». Va invece adottata senza tentennamenti «la cultura del dialogo come via, la collaborazione come condotta, la conoscenza come metodo e criterio»