a cura di Piero Pisarra

Corpo e salvezza

Ammaestrato, addomesticato, educato, il corpo umano resta il medium più potente, la “tunica di pelle” che porta i segni – le stigmate – della dominazione o della liberazione. E si fa linguaggio. Perché il corpo, tutto il corpo, non soltanto la lingua, parla. Dice chi siamo e chi vorremmo essere. Quali sono le nostre ferite e le cicatrici. Quali i tentativi di rimodellarlo, di nascondere o di annullare, come in un’opera barocca, il trionfo del tempo e del disinganno.

Editoriale

Quando il corpo parla

di Pina De Simone

Il nostro corpo è linguaggio. Tutto il nostro corpo. E non basta osservarne dall’esterno i movimenti. Non basta registrare i gesti, descrivere le espressioni o le posture. Il linguaggio del corpo è più profondo di quello che si vede; più sottile rispetto a quello che possiamo osservare o ascoltare. È un linguaggio che tiene insieme interno ed esterno, tempo e spazio, profondità e ulteriorità, immanenza e trascendenza. È un linguaggio eccedente che non si lascia inquadrare, contenere, catturare. Perché il linguaggio del corpo coincide con ciò che noi siamo.
Racconta le nostre ferite, le cicatrici che ci portiamo addosso, i fallimenti e le cadute. Racconta però anche le nostre pretese, i nostri deliri e le nostre fragilità negate. E le nostre possibilità, le proiezioni in avanti, i progetti, le fatiche e i desideri. Il corpo è un medium, una realtà attraverso la quale siamo, comunichiamo, viviamo le relazioni che fanno la nostra esistenza; ma è anche la nostra stessa...

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