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«Una Chiesa italiana più snella». Intervista al card. Zuppi

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Lo studio del cardinale Matteo Maria Zuppi si trova al terzo piano della Curia di Bologna, un palazzo in pieno centro a due passi dalla Torre degli Asinelli. Tre lati della stanza sono occupati da una libreria straripante, sulle mensole sbucano icone dai colori brillanti. Alle pareti le foto di momenti speciali: uno scatto degli anni Ottanta con il giovane “don Matteo” in bianco e nero, tre incontri con papa Francesco (uno in piazza San Pietro con l’amico Francesco Guccini, che Zuppi presentò al Santo Padre al termine di un’udienza), abbracci e sorrisi in mezzo a gruppi di amici.

Conflitti dimenticati

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Domanda: chi tra noi è informato sulla guerra nel Tigrè? Eppure, dal novembre 2020, in Etiopia, si combatte. Da una parte il Fronte popolare di liberazione del Tigrè, dall’altra i militari del governo federale. Migliaia i morti, tra cui centinaia di civili; almeno quattrocentomila i profughi. Atrocità analoghe a quelle che abbiamo visto documentate in Ucraina – a Bucha e altrove – filtrano a fatica dal Corno d’Africa.

«Unire le città per unire le nazioni». In dialogo con Mario Primicerio

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Altri fili spinati ostacolano il sogno della pace. Innanzitutto, quello che parte dai confini orientali d’Europa, dove Putin ha scatenato la guerra in Ucraina proprio mentre iniziava l’incontro di vescovi e sindaci del Mediterraneo a Firenze. Da qui sono partiti ripetuti appelli alla pace. «L’importante è avviare un percorso, che da Firenze conduca lontano». Così la pensa Mario Primicerio, che del capoluogo toscano è stato primo cittadino dal 1995 al 1999, sulla scia del suo maestro Giorgio La Pira, il “sindaco santo”.

L’incerta fede: un’indagine sulla religiosità in Italia

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Dopo circa venticinque anni dalla precedente indagine, svoltasi nel 1994-95 (cfr. V. Cesareo, R. Cipriani, F. Garelli, C. Lanzetti, G. Rovati, La religiosità in Italia, Mondadori, Milano 1995), una nuova ricerca – questa volta sia quantitativa (3238 questionari) che qualitativa (164 interviste in profondità) – si è svolta nel 2017 e ha dato luogo a due pubblicazioni principali: la prima, principalmente a carattere quantitativo, di Franco Garelli, Gente di poca fede.

E se lo sguardo delle donne sulla guerra fosse una promessa di pace?

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Esistono una virtù e una potenzialità femminili nel costruire un mondo di pace? È nostra convinzione che l’humus della guerra sia costituito, tanto nelle società tradizionali quanto in quelle moderne, dalla egemonia delle “mascolinità”, ossia di valori, attributi, attitudini, pratiche e rappresentazioni associate all’essere maschio1 .

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