La guerra non sia uno status quo
L a rivista inglese «The Tablet» ha raccontato che un gesuita che vive a Gerusalemme ha ricevuto a metà ottobre la visita di Haim, un rabbino ortodosso suo amico. Il religioso ebreo era sconvolto, avendo officiato diciotto funerali in quarantotto ore. Tra i morti c’erano un cugino che era stato decapitato e un bambino colpito da colpi di arma da fuoco nella culla. Aspettava con trepidazione notizie di parenti e amici rapiti da Hamas. «Haim ha urlato il suo dolore, la sua rabbia, la sua angoscia» ha detto il gesuita, che ha ascoltato e ha pianto con lui.










