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Charles de Foucauld, modello di dialogo e di radicalità evangelica

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«In questo spazio di riflessione sulla fraternità universale, mi sono sentito motivato specialmente da San Francesco d’Assisi, e anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri. Ma voglio concludere ricordando un’altra persona di profonda fede, la quale, a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti. Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld» (Francesco, Fratelli tutti, 286).

Lino Monchieri (Brescia, 1922-2001) Maestro, scrittore, testimone di pace e libertà

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Nella Brescia del primo dopoguerra
Il 19 febbraio di quest’anno cade il centenario della nascita di Lino Monchieri. Di ceto popolare, crebbe a Brescia, in un contesto segnato dalla presenza cattolica, che voleva dire, innanzitutto, la parrocchia. Sin da ragazzo, la sua fervida fantasia, alimentata da forte passione per la lettura, si manifestò con la stesura di racconti e novelle, messe in scena per i coetanei.

Alfonso Pagliariccio, medico per la vita

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Il 12 aprile 1927 moriva a Napoli san Giuseppe Moscati, ormai venerato come il medico dei poveri. L’11 aprile dello stesso anno, quasi a raccogliere idealmente il testimone di una professione medica vissuta con generosità e competenza, nasceva ad Arcevia, in provincia di Ancona, Alfonso Federico Pagliariccio, che morirà a soli 53 anni, l’11 aprile 1980, nell’esercizio della sua missione, per un’infezione da epatite B contratta da un portatore sano.

La Sorella maggiore: Armida Barelli e la santità nell’ordinario

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Armida Barelli nasce a Milano il 1° dicembre 1882 e si spegne a Marzio (Va) il 15 agosto 1952, all’alba della festa dell’Assunta, per una paralisi bulbare che, in tre anni, le toglie la voce, le forze, i movimenti. Armida vive tutto con la piena fiducia nel Sacro Cuore, non smettendo mai di lavorare e di condividere sogni, neppure in punto di morte, come la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica.

Augustin Bea e la Nostra aetate

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La decisione di Giovanni XXIII di affidare la questione dei rapporti ebraico-cristiani al Segretariato per l’unità dei cristiani non fu dovuta a motivazioni teologiche, ovvero alla convinzione di una sua connessione con il dialogo ecumenico, quanto essenzialmente a ragioni pratiche, ovvero alla fiducia personale che il Papa nutriva nei confronti del cardinale Augustin Bea.

Vittorio Bachelet e lo stile del dialogo

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A quarant’anni dal “martirio laico” di Vittorio Bachelet, docente universitario e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ucciso dalle Brigate rosse sulle scale della facoltà di Scienze politiche al termine della lezione nell’aula «Aldo Moro», l’annuale convegno promosso dall’Istituto dell’Azione cattolica a lui dedicato si è incentrato il 7 e 8 febbraio scorso sul suo profilo di uomo della riconciliazione.

Clemente Riva: maestro e testimone del Vaticano II

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Se volessi compendiare in una sola frase la figura ed il vissuto di Clemente Riva, rosminiano, vescovo ausiliare della diocesi di Roma dal 1975 al 1998 (un anno prima della morte) ed uno dei maggiori protagonisti del dialogo ecumenico e interreligioso nella seconda metà del Novecento, non mi sovverrebbe nulla di meglio che la definizione di alcuni vocabolari italiani alla parola prete rosminiano: prete dotto, liberale, austero, pio, non intransigente. Tutte queste qualità, infatti, mi sembra si addicano a pennello alla sua azione di maestro e di testimone.

Igino Righetti. Il cattolico pensante

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Ricorrono quest’anno gli ottant’anni dalla prematura morte di Igino Righetti, figura in certo senso dimenticata ma non per questo passata senza lasciare traccia nel panorama del movimento cattolico italiano del Novecento. Si potrebbe, anzi, sottolineare che, per quanto sia un aspetto quasi sconosciuto, il giovane esponente di Rimini abbia quasi abbracciato una dimensione internazionale che lo fa assurgere a costruttore di un’Europa di speranza per i semi gettati nella lunga stagione tra le due guerre mondiali.

Antonio Megalizzi. La giovane Europa

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Antonio era un mare di sogni, e la determinazione di volerli realizzare tutti. Antonio era l’empatia, la capacità di comprendere la sofferenza altrui, ed una grande sensibilità. Antonio era fonte d’ispirazione, data la sua dedizione nel portare a termine i suoi lavori, con umiltà e senza sbandierare i suoi sforzi. Con la forza di pretendere sempre il massimo da sé stesso.

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