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Antonio Amorth. Indirizzi per la Costituente e la nascente democrazia

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Amorth non fece parte della Costituente, ma, attraver­so principalmente di me, egli diede un contributo alla Costituzione che oggi forse è difficile potere ricostruire. [...] Credo che a lui si debba molto delle cose migliori che si tro­vano nella Costituzione e si sia evitato molto delle cose peggiori, che potevano accadere se lui non fosse stato sempre così acuto e avvertito consigliere».

Giuseppe Dossetti. Pensare, attuare e difendere la Costituzione

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Vi sono personalità in grado di ispirare e scrivere la storia di un paese, le quali – quasi inavvertitamente – intrecciano la propria esistenza con la trama vitale di una comunità politica ed ecclesiale. È questo il caso di Giuseppe Dossetti: uno dei più brillanti canonisti del Novecento, padre costituente, fondatore della comunità monastica della «Piccola Famiglia dell’Annunziata» e perito del Concilio Vaticano II.

Costantino Mortati: il giurista della Costituzione

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Nella difficile fase di preparazione dell’Assemblea costituente la Dc fece la felice scelta di impegnare anche molti esperti ed intellettuali, attingendo largamente a studiosi impegnati nelle università e passati attraverso i tanti confronti culturali posti in essere dalle diverse organizzazioni del mondo cattolico. Per di più, a differenza di altre grandi aree politiche (specie quelle marxiste), vari fra questi esperti furono fatti eleggere alla Costituente, così rafforzando notevolmente il peso del partito nei tanti intensi dibattiti che hanno originato la Costituzione repubblicana.

Aldo Moro: politica e diritto. Premesse alla Costituente

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L’intento di questa breve nota è quello di svolgere qualche rapido approfondimento su alcuni tratti “specifici” del contributo culturale che Aldo Moro diede alla Costituente repubblicana. In tal senso, mi è parso utile riferirmi, prima che al complesso di suoi interventi nelle varie fasi e sedi dei lavori di commissione e di assemblea, ad atteggiamenti di fondo che ne animarono la riflessione e il comportamento nei difficili contesti di quella stagione.

Jean Daniélou. Il personalismo entra nel Concilio Vaticano II

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Non si potrebbe sillabare nulla intorno alla statura teologica di Jean Daniélou (1905-1974) senza prima conoscere alcuni tratti della sua biografia e della sua formazione intellettuale. Soltanto a partire da questi due tracciati è possibile scorgere il peculiare interesse che il cardinale gesuita di Parigi ebbe nei confronti sia del mondo che della Chiesa, come testimoniano inequivocabilmente le sue opere e i propri interventi al Concilio Vaticano II.

Pietro Pavan. Il pensiero sociale al Concilio

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La presenza del futuro cardinale Pietro Pavan al Concilio Vaticano II è certamente frutto della sua preparazione teologica e in materia di Dottrina sociale, competenza messa al servizio delle Chiesa durante gli anni del pontificato di Pio XII, che lo vedono al servizio dell’Istituto Cattolico di Attività Sociali (Icas) e come segretario e successivamente vicepresidente delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. Ma non solo. È lo stesso Giovanni XXIII a volerlo al Concilio1 con una nomina che si presenta come «un attestato di stima» nei confronti di Pavan.

Gérard Philips. Il teologo conciliare

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Il nome di Gérard Philips è inscindibile dalla Lumen gentium, di cui fu l’apripista e il segretario-redattore. Tuttavia, benché non godesse della fama di altri colleghi più illustri, egli non giunse al Vaticano II da sconosciuto1. Nato il 29 aprile del 1899 a Saint-Trond, nella zona fiamminga del Belgio, fece gli studi filosofici nel seminario di origine (1917-1919) e proseguì la teologia a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana. Qui trovò un insegnamento restauratore, condizionato dal clima antimodernistico, e molto distante dalle imprese della scuola romana.

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