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Augustin Bea e la Nostra aetate

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La decisione di Giovanni XXIII di affidare la questione dei rapporti ebraico-cristiani al Segretariato per l’unità dei cristiani non fu dovuta a motivazioni teologiche, ovvero alla convinzione di una sua connessione con il dialogo ecumenico, quanto essenzialmente a ragioni pratiche, ovvero alla fiducia personale che il Papa nutriva nei confronti del cardinale Augustin Bea.

Vittorio Bachelet e lo stile del dialogo

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A quarant’anni dal “martirio laico” di Vittorio Bachelet, docente universitario e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ucciso dalle Brigate rosse sulle scale della facoltà di Scienze politiche al termine della lezione nell’aula «Aldo Moro», l’annuale convegno promosso dall’Istituto dell’Azione cattolica a lui dedicato si è incentrato il 7 e 8 febbraio scorso sul suo profilo di uomo della riconciliazione.

Clemente Riva: maestro e testimone del Vaticano II

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Se volessi compendiare in una sola frase la figura ed il vissuto di Clemente Riva, rosminiano, vescovo ausiliare della diocesi di Roma dal 1975 al 1998 (un anno prima della morte) ed uno dei maggiori protagonisti del dialogo ecumenico e interreligioso nella seconda metà del Novecento, non mi sovverrebbe nulla di meglio che la definizione di alcuni vocabolari italiani alla parola prete rosminiano: prete dotto, liberale, austero, pio, non intransigente. Tutte queste qualità, infatti, mi sembra si addicano a pennello alla sua azione di maestro e di testimone.

Igino Righetti. Il cattolico pensante

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Ricorrono quest’anno gli ottant’anni dalla prematura morte di Igino Righetti, figura in certo senso dimenticata ma non per questo passata senza lasciare traccia nel panorama del movimento cattolico italiano del Novecento. Si potrebbe, anzi, sottolineare che, per quanto sia un aspetto quasi sconosciuto, il giovane esponente di Rimini abbia quasi abbracciato una dimensione internazionale che lo fa assurgere a costruttore di un’Europa di speranza per i semi gettati nella lunga stagione tra le due guerre mondiali.

Antonio Megalizzi. La giovane Europa

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Antonio era un mare di sogni, e la determinazione di volerli realizzare tutti. Antonio era l’empatia, la capacità di comprendere la sofferenza altrui, ed una grande sensibilità. Antonio era fonte d’ispirazione, data la sua dedizione nel portare a termine i suoi lavori, con umiltà e senza sbandierare i suoi sforzi. Con la forza di pretendere sempre il massimo da sé stesso.

Robert Schuman e l’anima dell’Europa

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vetrina profilo 1 2019 Schuman

Nel quartiere di Clausen, a Lussemburgo, poco lontano dai grandi palazzi che ospitano le istituzioni europee, sorge la casa natale di Robert Schuman nella quale nacque il 29 giugno 1886. Il suo destino, a posteriori, sembra già scritto e il suo luogo di nascita, davanti al quale i funzionari europei passano giorno dopo giorno, conforta e risuona di una visione che sembra ancora più d’attualità nel presente momento storico in cui gli egoismi nazionali rischiano di prendere il sopravvento.

Romano Guardini e l’ethos dell’Europa

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Romano Guardini nasce a Verona nel 1885 (morirà a Monaco nel 1968) e già l’anno successivo si trasferisce a Magonza con la famiglia. In quella città conseguirà la maturità ginnasiale. Si iscriverà poi alla facoltà di chimica a Tubinga per poi passare a quella di economia politica (1904) presso le Università di Monaco e di Berlino. La sua vocazione però lo conduce altrove e, nel 1905, studierà alla facoltà teologica di Tubinga e poi di Friburgo fino a ricevere, nel 1910, l’ordinazione sacerdotale. Una formazione culturale che avviene interamente in àmbito tedesco.

Pietro Scoppola, nella storia da laico credente

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Quando lo conobbi, era ancora al Senato. Aveva appena pubblicato il volume sul modernismo, e io ero giunto al modernismo dopo aver pensato a una tesi sui padri della Chiesa. Ero alunno del Collegio Capranica, e avevo pensato a Murri dopo aver letto la tesi di Peronio, che accusava lo stesso Murri di eresia. L’argomento mi interessò, e chiesi udienza a Pietro Scoppola, che nel suo volume aveva dedicato un intero capitolo allo stesso Murri.

Alcide De Gasperi e il sogno europeo

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«Ci sono dei momenti nei quali si resta soli con Dio e colla propria coscienza. Allora tutto quello che si è e si è stati affiora alla super­ficie, vi prende alla gola, vi stampa in fronte uno stigma indelebile, vi afferra la volontà e ve la incammina per il sentiero, che è magari aspro o tortuoso, ma che è il vostro»1. Siamo nel bel mezzo degli anni del consenso degli italiani al fascismo. Alcide De Gasperi sta vivendo uno dei periodi più oscuri della sua parabola biografica. La sua fede nella libertà e nella democrazia non va­cilla, ma presenta un conto molto caro.

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