Dossier

Pensare e generare un mondo aperto

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La persistenza degli effetti connessi alla pandemia a livello nazionale e globale, legati in gran parte alla riduzione della mobilità, al contenimento sociale e alla gestione dell’emergenza sanitaria, hanno provocato un ridimensionamento di molte branche di attività economica, fatto riemergere il ruolo e l’importanza dell’intervento pubblico degli Stati e di una gestione lungimirante delle politiche di spesa, messo in allarme sulla potenzialità di nuove forme di disuguaglianza non solo economica ma anche sociale e sanitaria, segnato un punto di non ritorno sulla necessità di forte discontin

Il dialogo nella creazione

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Sulla semantica del dialogo pesa una lunga storia di fraintendimenti, sia quando è mitizzato come una sorta di toccasana capace di risolvere magicamente ogni problema sia quando è criticato come una inconcludente retorica “buonista” con cui dissimulare conflitti aspri e insolubili. Si può dire del dialogo quanto papa Francesco, nella sua ultima enciclica, dice della fraternità: che cioè non è una fuga romantica nell’inconcludenza, ma indica una via da percorrere insieme, attraverso e oltre i conflitti, con esercizio metodico, severo ed esigente.

Aver fede

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C'è un film su RaiPlay uscito in piena pandemia che fa sorridere e pensare. Diretto da Giorgio Pasotti, si intitola Abbi fede ed è la storia di un giovane prete, irriducibilmente credente, che dinanzi alle tragedie della sua vita personale e della vita di chi incontra sul suo cammino mantiene una inossidabile fiducia sulla possibilità di un esito positivo, leggendo ciò che accade con uno sguardo che coglie solo il positivo o quello che lui vorrebbe fosse tale. Ingenuità, cecità, volontà di mistificazione della realtà per paura di soffrire e per non ammettere l’esistenza del male e del negativo? Che cosa c’è alla base di questo atteggiamento che nel film provoca in chi ha tutt’altro sguardo sulla realtà una reazione di stizza o di rabbia fino alla risposta violenta nei suoi confronti? È una storia che fa riflettere; anche perché si conclude, sorprendentemente, con la vittoria del suo “aver fede” sul realismo spietato tanto del medico razionalista ad oltranza quanto dello squadrista violento che, contagiato da tanto candore, cambia vita. Una fede oltre ogni evidenza che dapprima irrita, ma poi contagia e, soprattutto, trasforma la vita delle persone, cambia segno alla realtà volgendola ad un bene oggettivamente impensabile.

Cristiani ed ebrei

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Perché un Dossier dedicato al rapporto tra cristiani ed ebrei? Di fronte al riemergere di atteggiamenti antisemiti sembra utile prendere consapevolezza del cammino compiuto nelle relazioni tra gli appartenenti alle due religioni. Conoscere la storia serve non solo a purificare la memoria, riscoprendo origini comuni, ma pure a elaborare antidoti nei confronti di risorgenti contrapposizioni.

Cosa ci fa comunità?

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Cosa ci fa comunità? Quando abbiamo programmato questo Dossier non avremmo mai pensato che questa domanda potesse risuonare con tanta intensità nelle nostre giornate, nell’ordinarietà dei comportamenti e dei gesti. La situazione surreale in cui si trova il nostro paese a motivo del diffondersi dell’epidemia ci spinge a chiederci ancora di più: che cosa ci tiene insieme? A partire da che cosa possiamo sentirci una comunità, da che cosa nasce la trama di relazioni che ci identifica e ci consente di riconoscerci?

Corpo e salvezza

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Ammaestrato, addomesticato, educato, il corpo umano resta il medium più potente, la “tunica di pelle” che porta i segni – le stigmate – della dominazione o della liberazione. E si fa linguaggio. Perché il corpo, tutto il corpo, non soltanto la lingua, parla. Dice chi siamo e chi vorremmo essere. Quali sono le nostre ferite e le cicatrici. Quali i tentativi di rimodellarlo, di nascondere o di annullare, come in un’opera barocca, il trionfo del tempo e del disinganno.

Il futuro: tra promesse e illusioni

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vetrina dossier 1 2019

Riflettevamo sul n. 4 del 2018 di «Dialoghi» intorno alla tentazione prometeica di Farsi Dio, di superare la fragilità intrinseca dell’umano, scomporlo e ricomporlo per adulterarlo, ripensarlo in forme diverse da quelle dateci da Dio, allargare il perimetro del nostro limite «umano, troppo umano». Ma proprio Nietzsche, probabilmente l’interprete più emblematico della crisi spirituale del Novecento, ci ricorda che Dio è morto e che l’abbiamo ucciso noi.

Farsi Dio

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“Farsi Dio” o “diventare Dio” sono la stessa cosa? Quando abbiamo immaginato questo Dossier, siamo stati a lungo a discutere sul titolo e sulla differenza, non semplicemente di termini ma di prospettiva, presente nelle due diverse formulazioni.

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